Radicchi Relazionali - Biolcalenda di dicembre 2022

Radicchi Relazionali

Ecco, partiamo da qui. Da questa citazione di Omraam Mikhaël Aivanov, filosofo e pedagogo bulgaro di origine macedone, inserito nella tradizione spiritualista giudaico-cristiana e universalista della “Scuola bulgara” di Peter Deunov.

“Adesso, prendiamo in esame un frutto. Senza dilungarci sul suo sapore, sul suo profumo, sul suo colore o sulla sia materia eterica (che riguarda ancora un altro aspetto), consideriamo il frutto pieno di raggi di sole: si tratta di una lettera scritta al Creatore e noi dobbiamo decifrarla.
Tutto dipende dal modo in cui leggeremo la lettera; se non sapremo leggerla, non ne trarremo alcun beneficio. Chiederete: <<Allora come si deve mangiare?…>>”

Nelle sue conferenze, tradotte in 35 lingue, Aivanov propone un sistema filosofico orientato alla formazione della coscienza di fratellanza universale e di unità tra tutti i popoli, nel rispetto delle specifiche tradizioni e fedi religiose. Ancora, Aivanov afferma:
“Gli iniziati hanno dato un posto di rilievo alle ricerche sulla nutrizione. Hanno trovato che il cibo, che viene preparato nei laboratori divini con una saggezza inesprimibile, contiene elementi magici capaci di conservare o ristabilire la salute fisica e psichica e di portare le più grandi rivelazioni. È necessario però sapere in quali condizioni e con quali mezzi si possono estrarre tali elementi, e sapere inoltre che il mezzo più efficace per farlo è il pensiero”.
Noi, che pure non siamo iniziati (almeno io…, voi non lo so!) possiamo esercitare il nostro pensiero e il nostro intuito, per cogliere il quid, l’essenza dei nostri ingredienti e farne delle perfette VIVANDE, cibo per la vita.

Come ormai sa bene chi segue questa paginetta, è proprio questo il progetto che chiamo CUCINA RELAZIONALE, nel quale cerco di mettere in luce le relazioni all’interno del processo di trasformazione della materia in cibo.

Cibo che, afferma Aivanov, “viene preparato nei laboratori divini”. E non c’è dubbio che, se osserviamo meditativamente un frutto o una pianta edibile, siamo in grado di cogliere la magnificenza del pensiero che li ha generati: è sorprendente pensare a come l’esistenza si esprima, offrendoci materia vivente dalla quale possiamo trarre nutrimento e vita per noi.

CUCINA RELAZIONALE significa cercare di inserirsi in questo processo con consapevolezza. Significa cogliere lo spunto offerto dal frutto o dalla foglia, che ci parla della grandezza di questa costruzione creaturale, e cercare di metterci il segno di una presenza: la nostra.

Prendiamo ad esempio il radicchio, “fiore dell’inverno”, e seguiamo le indicazioni di Aivanov: “come si deve mangiare?” Parliamo del radicchio tardivo, lavorato prima in campo e poi in acqua di risorgiva. Parliamo del CUORE della pianta-radice (radice-radicchio: è il centro, il punto da cui nasce, che si espande), mantenuto al chiuso e protetto grazie alle foglie esterne, che l’hanno difeso nel tempo di crescita. Arriva ora sulle nostre tavole e taglieri fresco, “giovane”, croccante. Inesperto, ma pieno di vigore. Come si mangia? Se crudo, va abbinato a salse o contorni che lo “invecchino”, lo maturino e lo riportino ad equilibrio. È buonissimo anche da solo, ma una salsa alla senape e limone (acidità, piccantezza e aromi) lo valorizza. Parlo del classico pinzimonio!

Provate come abbinamento una salsa come questa, che offre acidità e piccantezza. Salsa umami

Con il radicchio cotto, poi, possiamo fare molte cose. La cottura toglie alla pianta il nerbo della giovinezza e la rende matura, accondiscendente. Così fa anche il gelo dell’inverno, del resto. Invecchiare, per il mondo vivente, è solo gioioso compimento del destino. L’amarezza del suo verde, una volta cotto, si abbina alla dolcezza che si presenta al gusto grazie alla scomposizione degli zuccheri complessi. Si spegne e si acquieta il ghiribizzo delle sue foglie, che quando è crudo e vivace si aprono vogliosamente al mondo (come un fiore, appunto: avete presente le foglie che si espandono verso il “fuori” con vigore, se solo mettiamo la radice in acqua per mezza giornata?). Questa esuberanza riposa, una volta cotto il radicchio diventa “adulto”.

Dite che questa è poesia, non è “scienza alimentare”? Certo, secondo i dettami dei signori con i camici bianchi. Ebbene, chi dice si debba cucinare e mangiare solo usando la bilancina faccia pure, a me piace così, credo che sia nostro compito di uomini farlo, riprendere la poesia che troviamo nel vivente, che è della stessa essenza! Se cucinate con passione e divertimento, qualsiasi piatto vi verrà buono. Se cucinate invece senza attenzione al sentimento, il vostro piatto sarà grigio e spento, asettico come il vetro di una provetta da laboratorio.

Ecco allora la ricetta di fantasia, nella quale abbineremo al radicchio la patata: l’aspirazione all’alto delle foglie del radicchio, mediata dalla maturità della cottura, saprà abbinarsi alla grevità della patata, che è dolce e accattivante ma nasce nel “basso”, sotto terra, e che le tradizioni culinarie attente alle “energie” spesso consigliano di consumare con moderazione.
Per dare una maggiore aspirazione all’alto, un tocco di originalità e un po’ di colore (oltre che per caratterizzare la ricetta in forma vegana), aggiungiamo zucca e fichi secchi.

Se volete, è possibile realizzare insieme con me la ricetta on line, trovate i dettagli collegandovi al sito www.cucinarelazionale.it.


Grazie!

Marco Boscarato

Le ricette

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