Paura…tanta paura !!!

Nel detto veneto: “Te ghe paura dea to ombra”, è possibile sintetizzare lo stato d’animo di buona parte della società italiana contemporanea. Si, perché è con la paura che oggi si riesce a piegare ogni obiezione o resistenza verso il potere, declinabile nei vari aspetti della società.

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Oppure no ? .. . È urgente un onesto e sereno confronto sugli effetti della sterilizzazione indiscriminata che in alcune regioni mette a rischio la procreazione di specie. È indubbio che l’amore e il rispetto per gli animali si sta diffondendo in fasce sempre più larghe della popolazione italiana. Netti passi avanti sono stati fatti da quando provare affetto e curare assiduamente il proprio cane o gatto era visto da molti come un qualcosa di eccentrico se non addirittura patologico.

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Pet therapy

Rapporto uomo-animale basato sulla reciprocità. Oppure no?
Anche attività positive, come le varie terapie con gli animali, richiedono la maturazione di una sensibilità ed un’alta responsabilità da parte dell’uomo per evitare sfruttamenti e danni involontari. Oggi la pet-therapy, ovvero l’utilizzo di animali di varie specie per offrire una opportunità di rapporto con il mondo della «natura» e grazie a questo provocare un miglioramento generale in soggetti con varie disabilità, è prassi comune e molto di moda. 

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Trovo sempre più difficile sopportare il nuovo orientamento liberticida ed eugenetico che certe associazioni «animaliste» e tanti colleghi veterinari stanno imponendo ai nostri poveri amici a quattro zampe. Sembra che l’ordine perentorio sia d’impedire con ogni mezzo la riproduzione animale quasi fosse diventata una nuova malattia incurabile!
Esistono canili ormai che non danno più in adozione gli animali se questi non sono preventivamente sterilizzati e, nel caso fossero cuccioli, obbligano le famiglie che vogliono adottare a firmare clausole capestro in cui s’impone la sterilizzazione appena possibile. 

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Prima o dopo (più spesso prima che dopo!) tutti i veterinari che si occupano di animali, in particolare quelli da compagnia, s’imbattono nel cancro che colpisce i nostri amici a 4 zampe in qualunque età e con le più disparate tipologie. Si va dal “nodino” mammario o sottocutaneo alla neoplasia già diffusa ed infiltrante che appare subito, alla visita clinica, con prognosi quasi certamente infausta, prima ancora di avere il referto dell’istologico. Sembra proprio che i nostri animali ci seguano nella triste via crucis del cancro.

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Ho conosciuto da poco il vostro mensile e ho deciso di abbonarmi, intanto leggo gli articoli sul vostro sito, mi piacerebbe sapere qualcosa di più sull’alimentazione degli animali; io vivo con tre gatte e due cani che, per vari motivi, sono tutti sterilizzati.  In genere cerco di dare loro alimenti freschi: alla sera alle gatte do pesce surgelato lessato, oppure carne bianca sempre lessata, circa 60 70 gr. a testa…

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E’ certamente non confortante ammetterlo ma la selezione delle razze, soprattutto canine, in Italia negli ultimi decenni spesso è stata guidata da puro interesse di guadagno immediato, come principale fonte di reddito familiare o importante integrazione dello stesso e poco altro. Perché affermo questo?

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Qualche giorno fa mi è capitato di entrare in un blog in cui, proprietari di cani, discutevano dell’importanza o meno del fattore genetico nel comportamento dei loro cani. Ammetto che l’argomento mi ha subito interessato e stimolato alcune riflessioni di cui vi voglio rendere partecipi.

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Oltre a quanto già da me espresso in precedenti articoli in cui ho esposto con varie motivazioni l’estrema pericolosità per la salute dei nostri animali di un uso quotidiano e prolungato di scatolette e/o crocchette industriali voglio aggiungere ora alcune non secondarie precisazioni.

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