Il caso di Alfie Evans

Il mese scorso, verso fine aprile, mi ha particolarmente colpito la vicenda del piccolo Alfie Evans, il bambino inglese colpito da una grave malattia neurologica degenerativa, al centro di un vasto e variegato movimento di opinioni sull’opportunità di staccare le macchine che lo tenevano in vita. Problema comunque già superato perché il bambino è morto il 28 aprile, dopo cinque giorni che i medici avevano staccato la spina.
E’ uno di quei casi che,

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Per celebrare i suoi 50 anni, l’Ordine Nazionale dei Biologi ha organizzato il 2 marzo a Roma un convegno internazionale dal titolo “Nuove Frontiere della Biologia”. Il convegno è stato bollato dai media (p. e. La7 e La Repubblica-Salute del 5 febbraio) come un “convegno no vax”, un’etichetta che ormai porta con sé il senso sottinteso di “negazionisti della scienza”. Ma perché tanto accanimento contro un convegno scientifico?

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Naturalmente carnivori

“Naturalmente carnivori”. Lo leggo, leggermente stupito per la spudoratezza dell’affermazione, scritto bello in grande su un furgone bianco a lato della ciclabile che mi porta verso casa. Naturalmente carnivori? Ohibò! Metto il piede a terra e osservo meglio: il furgone è quello di una ditta che consegna ai bar e ai punti di ristorazione salumi e altri prodotti a base di carne.

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Siamo in un periodo di transizione, tra poco avremo le elezioni politiche. I partiti si stanno separando per formarne altri più piccoli. Poi tutti però cercano alleanze, tranne i 5 stelle che vanno avanti da soli sperando di raggiungere il quorum per governare. Hanno fatto una legge che accetta le fusioni, ma ognuno vuole far eleggere il proprio premier.

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Buon 2018!

Guardando il nuovo sito della Biolca, www.labiolca.it alla sezione dedicata al “Dossier vaccini”, mi ha colpito il commento di una nostra lettrice: “Con grande gioia ho letto i vostri articoli per quanto riguarda le vaccinazioni. Io sono presente in tutte le chat inimmaginabili per essere informata ma ho notato che c’è parecchio ritegno ad esprimere e tantomeno pubblicare la scomoda verità. Aver trovato informazioni nel vostro sito mi ha rincuorato! Bravi! E un grazie di cuore”.

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È tempo di bilanci

Alla fine dell’anno è tempo di bilanci, ma anziché fare un bilancio economico delle entrate e delle uscite, vorrei fare il bilancio dell’efficacia delle spese sostenute, a livello pubblico, per la prevenzione ambientale e sanitaria.

I bilanci dello Stato o delle Regioni ci dicono ben poco da questo punto di vista, perciò dobbiamo ragionare in modo diverso. Osserviamo allora i danni economici e sociali dell’inquinamento ambientale e verifichiamo quanto si spende per prevenirli.

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Esiste un predatore che ha assunto il comando delle nostre vite. Ci ha resi docili e inermi. Se vogliamo protestare reprime le nostre proteste, è facile, basta far vincere una partita alla nostra squadra di calcio e ci plachiamo. Vorremmo agire in modo indipendente ma va sempre a finire che non lo facciamo. Ed ecco le contraddizioni tra l’intelligenza dell’uomo ideatore e la stupidità dei suoi sistemi di credenze, o del suo comportamento. Alimentano le nostre speranze e le nostre aspettative,

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C’è Scienza e scienza

Ho avuto modo di ascoltare un intervento della senatrice Elena Cattaneo: mi trovavo a Lonigo, una simpatica cittadina in provincia di Vicenza e partecipavo, come associazione, ad un mercatino del biologico. Nella piazza centrale contornata da prestigiosi palazzi c’erano i gazebo con i produttori, le associazioni, gli artigiani e su un lato c’era un palco nel quale si alternavano vari relatori, che parlavano di cultura, di storia e di argomenti vari.

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La produzione di cibo modifica l’ambiente. E viceversa.
Un rapporto che, da troppo tempo, non produce niente di buono. Letteralmente. Dall’agricoltura industrializzata e dagli allevamenti intensivi ricaviamo cibo nutrizionalmente scadente, poco gustoso, che fa ammalare.
Oltre a provocare danni importanti all’ambiente. Accogliamo dunque con (moderata) speranza le parole degli esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) che qualche mese fa hanno attirato l’attenzione di tutti sulla relazione che esiste tra la conduzione degli allevamenti intensivi e il problema dell’antibioticoresistenza: “È tempo di ridurre,

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